Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
La Villetta per Cuba

La Villetta per Cuba

Menu
COLLOQUIO CON L’AMBASCIATORE DI CUBA IN ITALIA

COLLOQUIO CON L’AMBASCIATORE DI CUBA IN ITALIA

Pandemia Covid 19 e solidarietà internazionale

 

m. q.

 

Ci incontriamo con la mascherina d’ordinanza, ci salutiamo avvicinando i gomiti e cominciamo subito a parlare dell’attualità poiché gli riporto che un giornale locale lombardo ha annunciato che i medici e gli infermieri cubani, impegnati nel nord Italia a contrastare il Covid 19, ripartiranno a giorni per tornare in patria. Josè Carlos Rodriguez Ruiz, ambasciatore di Cuba in Italia, smentisce, non è così. E’ vero tuttavia che sta per chiudere –in ragione della superata fase acuta epidemica- l’ospedale da campo di Crema, in cui ha operato una brigata sanitaria cubana “Henry Reeve”, ma i nostri medici continueranno a essere impegnati in altre strutture della città. In particolare presso l’Ospedale Maggiore di Crema e presso due centri per la terza età, dove gli anziani hanno già avuto modo di apprezzare il lavoro dei nostri medici e infermieri. Qui i pazienti, che ho incontrato, mi hanno detto “voi cubani portate avanti il vostro intervento con speciale sensibilità e con profonda umanità”. Fin dall’inizio dell’epidemia sono stato più volte a Crema e a Torino, dove intervengono due nostre brigate e fra alcuni giorni ci tornerò. La collaborazione fra il personale sanitario italiano e i nostri operatori si è dispiegata subito senza difficoltà. Noi non abbiamo preteso di proporre anche i nostri farmaci, utilizzati con successo a Cuba e altrove, per esempio a Wuhan. Abbiamo portato esclusivamente le nostre risorse umane, il nostro capitale più prezioso, con l’esperienza pluridecennale di intervento in paesi alle prese con gravi epidemie e calamità naturali. Da quando il presidente Fidel decise di costituire nel 1965 il “Contingente internacional de medicos specializados in situaciones de desastros y graves epidemias”, quattrocentomila sanitari cubani sono intervenuti nel mondo chiamati da vari governi. Dopo il terremoto del 1972 in Nicaragua, con migliaia di morti e feriti, il dittatore Somoza, dietro pressione degli Usa, rifiutò il nostro intervento. Fidel lanciò allora una grande campagna per donare il sangue alla popolazione stremata di Managua, dando per primo l’esempio, seguito da migliaia cubani. Oggi, contro il Covid 19, siamo presenti in ventidue paesi, in ciascuno con una nostra brigata, in Italia con due. Contemporaneamente operiamo in cinquantanove paesi per altre emergenze, con un totale di quarantamila medici e infermieri.

Gli domando come mai il contingente sanitario prende il nome di un cittadino americano. E’ vero, Henry Reeve era nato a New York, ma morì a Matanzas (Cuba) a soli ventidue anni durante la prima guerra di indipendenza cubana contro il colonialismo spagnolo. Era un uomo libero, che aveva scelto di battersi per la libertà della nostra isola. E’ molto amato dal nostro popolo, così come amatissimo è Josè Martì, scrittore e combattente, eroe esemplare della nostra storia risorgimentale.

Chiedo all’ambasciatore per quali canali è pervenuto al governo cubano l’appello di aiuto da parte dell’Italia. Ruiz precisa che la richiesta è stata trasmessa direttamente dai governatori di Lombardia e Piemonte, e dopo una settimana i sanitari cubani erano operativi nelle due regioni. Abbiamo risposto immediatamente, secondo la nostra prassi. Tengo a sottolineare che Cuba segue nelle relazioni internazionali un’impostazione rigorosamente antidogmatica, figlia della medesima natura antidogmatica della nostra rivoluzione. Per noi il diritto dei popoli alla salute è inalienabile, come quello all’istruzione e a una vita dignitosa. Lo sviluppo umano deve essere complessivo. I nostri medici e infermieri stanno operando in primissima linea negli ospedali di Crema e Torino. Nessun sanitario cubano ha contratto il contagio, ciò a riprova del fatto che le brigate “Henry Reeve” hanno un patrimonio di esperienze sul campo che consente un approccio altamente professionale e umano nel contrasto di terribili epidemie quali, per esempio, Ebola in Africa. Tutto il nostro sistema sanitario è fondato su una impostazione integrata –epidemiologica, di medicina generale, di rispetto e comprensione per i pazienti- che ci viene riconosciuto anche dai colleghi italiani. Alcuni organi di informazione del vostro paese hanno citato una nostra massima, “non veniamo a donare quello che ci avanza, ma a condividere ciò che abbiamo”. Siamo consapevoli e anche orgogliosi di quanto riusciamo a fare, considerati i limiti delle nostre possibilità derivanti dal ferocissimo blocco economico e commerciale messo in atto dagli Stati Uniti da cinquantotto anni. Un blocco che il presidente Trump ha ritenuto perfino di dover inasprire in questo periodo di pandemia, impedendo che potessimo ricevere farmaci fondamentali e apparecchiature sanitarie salvavita.

Mi risulta che a Cuba il contrasto del virus si avvale anche di un diffuso intervento di studenti in medicina sia nelle città sia nelle campagne. Perciò, dopo avere tratteggiato l’aiuto sanitario all’estero, mi interessa conoscere la situazione a Cuba. Sì, è vero, conferma Ruiz, c’è grande mobilitazione nel nostro paese. Sono state particolarmente colpite cinque province su sedici. A oggi il contagio ha colpito circa 1900 persone, abbiamo perso 79 cittadine e cittadini, 1000 sono i casi sospetti in isolamento, 1500 i guariti (mentre scrivo, un amico cubano mi fa sapere da l’Havana che martedì scorso si sono contati sull’isola soltanto 6 nuovi contagi e che da alcuni giorni non si registra nessun decesso. Ndr). La solidarietà di molti movimenti, forze politiche e comitati italiani di amicizia con il nostro popolo ci è sempre stata di grande conforto. Con l’associazione La Villetta, sempre in prima fila nel sostegno, c’è un rapporto costante.

Grazie, ambasciatore Ruiz, possiamo concludere, non prima tuttavia di una considerazione sui rapporti fra i nostri due paesi. Ruiz evidenzia volentieri che l’Italia è fra i primi dieci paesi nei rapporti economici e commerciali con Cuba, secondo Paese UE dopo la Spagna. Perciò il clima fra i nostri governi è positivo, fondato sul rispetto reciproco. Da tempo l’Italia conferma anno dopo anno presso l’Onu la richiesta di porre fine al micidiale blocco imposto dagli Usa, un vero e proprio atto di inimicizia fino al tentato genocidio, in spregio a tutte le convenzioni internazionali. Penso di poter affermare che il rapporto fra i nostri due paesi viene condotto e si svluppa all’insegna di un comandamento che fu di Josè Martì: “Il miglior modo di dire è fare”.