Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
La Villetta per Cuba

La Villetta per Cuba

Menu
Donne Cubane: l' altra metà della Rivoluzione

Donne Cubane: l' altra metà della Rivoluzione

Femminismo (e studi di genere) a Cuba: A che punto è e dove si sta dirigendo?

di MARIO GIANFRATE dal sito http://www.ilsudest.it/

Le donne cubane, l’altra metà della rivoluzione di Maddalena Celano

Le donne cubane assaltano il cielo

In tutte le librerie italiane (cartacee e on line) è possibile richiedere il saggio: “Le donne cubane, l’altra metà della rivoluzione“ di Maddalena Celano, autrice del saggio “Manuela Sáenz Aizpuru. Il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar” (accurata ricostruzione storica e documentaristica dell’ appassionante storia d’ amore tra il Generale Simón Bolívar e la Colonnella Manuela Sáenz Aizpuru, nota spia e rivoluzionaria dell’ epoca) della Aras Edizioni (Fano, 2018). 

​ “Le Donne Cubane: l’altra metà della Rivoluzione”, della Libeccio CTL Edizioni (Livorno, 2020), è un saggio impreziosito dalla collaborazione di tre intellettuali e rivoluzionari cubani: il prof. Efrain Echevarría Hernández (professore di economia all’ Università Pinar Del Río e direttore del Dipartimento di Studi Marxisti), la prof.ssa Leidy León Veloz (docente all’Università di Pinar del Río e coordinatrice del progetto Supervisión Psicológica SCP, nonché membro del gruppo Provinciale della Società Cubana di Psicologia in coordinamento con il Comitato Organizzatore della VII Convenzione Intercontinentale di Psicologia HOMINIS 2016) e Maria Teresa Peña Gonzalez, ex guerrigliera che a 17 anni partecipò attivamente alla Rivoluzione Cubana (nata nel 1940, è ingegnere chimico, militante del Partito Comunista Cubano, membro della Federazione delle Donne Cubane e della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, e inoltre studiosa, saggista, scrittrice e artista).

Il saggio ripercorre l’ evoluzione storica del femminismo cubano. Leggendo il saggio, impareremo che, dal trionfo della rivoluzione cubana, nel 1959, le donne cubane fecero passi da gigante nel loro processo di liberazione, lottando per la parità dei diritti. Tuttavia, queste conquiste non furono affatto un dono, né una concessione del processo rivoluzionario. Le donne cubane hanno una lunga tradizione di lotte, nei diversi momenti e nel processo storico del proprio paese.

La dr.ssa Celano dimostrerà, attraverso una ricca ricerca bibliografica e diverse fonti storiche, che già in epoca coloniale, soprattutto nel Settecento e nell’Ottocento, le donne cubane creole, che potevano permettersi di non dedicare il loro prezioso tempo alle faccende domestiche, perché magari avevano ancelle e schiave per svolgerle, si dedicarono in massa all’istruzione, alla letteratura, alle arti e al commercio. D’altra parte, anche le schiave cubane hanno combattuto per la loro libertà, molte di loro diventarono rivoluzionarie in fuga sulle montagne. La dr.ssa Celano spiega bene che, con questi antecedenti, le donne cubane parteciparono alla lotta anticoloniale e, a quel tempo, sollevarono già rivendicazioni vitali come il diritto di voto, il diritto al divorzio e al lavoro salariato. Molte dovettero andare in esilio negli Stati Uniti, da cui continuarono la lotta per l’indipendenza dell’isola.

Queste lotte daranno i loro frutti nel 1917: si ottengono i diritti sul patrimonio (possedere proprietà, gestirle o venderle, senza bisogno del permesso dei genitori o dei mariti) e, nel 1918, viene riconosciuto il diritto al divorzio. Ben presto anche il lavoro femminile fu regolamentato, stabilendo la parità di retribuzione a parità di lavoro.

Nel 1934, le donne cubane ottennero il diritto di voto e già allora vi erano molte organizzazioni femminili, alcune delle quali di lavoratrici o di donne afro-cubane, attraverso le quali intervennero attivamente nella vita politica del paese.

Nel 1939, tutte queste organizzazioni furono unificate nella lotta con il III Congresso Nazionale delle Donne. Da lì, venne strutturato un programma che si rifletterà nella Costituzione cubana del 1940. Questa costituzione, sebbene borghese, prevede l’uguaglianza davanti alla legge, dichiara illegale e punibile ogni discriminazione basata sul sesso, la razza o la classe sociale. Stabilisce un suffragio universale, uguale e segreto per tutti i cittadini. Proclama la parità di diritti tra i coniugi e pieni diritti civili per le donne sposate.

La dr.ssa Celano illustra che nel processo rivoluzionario, prima del 1959, le donne cubane non si limitarono affatto a svolgere compiti accessori o nelle retrovie, ma fecero parte della leadership politica e si uniscono alla guerriglia. Si forma il “Fronte civico delle donne martiane”, che si muove nella lotta sindacale, politica e armata, soprattutto nelle città. Partecipano attivamente anche all’assalto della Caserma Moncada. Come conseguenza di tutte queste lotte, subiscono repressione, tortura e saranno imprigionate e, in molti casi, uccise.

Nella Sierra Maestra si forma la “Mariana Grajales Feminine Squad” (il Plotone Mariana Grajales), di cui faranno parte 13 donne (tra cui Celia Sánchez Manduley, Delsa Esther Puebla Viltre, Vilma Espin Guillois, Haydeé Santamaría e Melba Hernández), tutte con una lunga storia di lotta politica, sociale e antimperialista.

Molte altre andranno in esilio e, dagli Stati Uniti, lavorarono per ottenere fondi e sostegno politico per il “Movimento 26 luglio”.

Al trionfo della Rivoluzione, furono approvate leggi contro ogni discriminazione e soprattutto per proteggere i diritti delle donne. Il primo “atto di proprietà” consegnato dopo l’approvazione della Riforma Agraria è a una contadina nera discendente da una famiglia haitiana, nella zona più povera del paese. L’inclusione delle donne nel lavoro salariato e nell’istruzione è massiccia e, a cascata, vengono creati una serie di servizi sociali, come i centri per l’infanzia o centri per l’assistenza agli anziani. Le 800 associazioni femminili esistenti, dal trionfo della Rivoluzione, furono unificate nel 1960, formando la Federazione delle Donne Cubane (FMC) per continuare a lottare per il pieno esercizio della parità dei diritti in tutte gli ambiti della vita politica.

Nel 1975 è stato approvato il Codice della famiglia, attualmente in vigore, che prevede la parità di diritti tra i coniugi nel matrimonio, nel divorzio e nei confronti dei figli e delle figlie.

Nel 1979, Cuba è stato il primo Paese a firmare la “Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne” e il secondo a ratificarla.

Nel 1990 sono state create le “Case di orientamento per le donne e la famiglia”, con team multidisciplinari che danno priorità alla salute e, oggi, lottano contro la violenza di genere.

A Cuba sono riconosciuti tutti i diritti relativi alla salute e alla dignità delle donne (salute sessuale e riproduttiva, educazione sessuale e pianificazione familiare, congedo di maternità retribuito per un anno, etc.) e i dati delle organizzazioni internazionali sulla mortalità infantile, sulla mortalità materna, sull’ aumento dell’aspettativa di vita, ecc., lo dimostrano. L’aborto è libero e gratuito, tanto che, per anni, l’eccesso all’ aborto per le adolescenti e il suo utilizzo come meccanismo di controllo delle nascite ha cominciato a costituire un problema: ora si lavora molto per la prevenzione e il libero accesso agli anticoncezionali di emergenza.

Celano ricostruisce i successi e le conquiste delle donne cubane

Il “Comitato di Esperti” delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne, nel suo quindicesimo periodo di sessioni, nel valutare il rapporto presentato da Cuba, ha considerato che la “legislazione sulla parità tra uomini e donne, è una delle più avanzate dell’America Latina e che in essa la discriminazione è classificata come un crimine”.

Tuttavia, il maschilismo e la discriminazione non scompaiono con l’emanazione di leggi; è necessaria un’analisi approfondita di ciò che significa patriarcato e politiche più attive contro di esso.

Dal 1959, sono state progettate e attuate politiche pubbliche il cui scopo strategico è stato quello di eliminare le barriere culturali, ideologiche, psicologiche, economiche e sociali che hanno sempre tenuto le donne in condizioni di subordinazione ed emarginazione.

Uno degli esempi più importanti, soprattutto in tempi di crisi economica, è quello delle “Commissioni per il coordinamento dell’occupazione femminile”, finalizzate a migliorare la partecipazione al lavoro delle donne ed evitare sia la discriminazione nell’assunzione che il mobbing durante la permanenza al lavoro. Sono state costituite dalla FMC, dalla CTC (Central de Trabajadores Cubanos) e dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, insieme ad altre entità del territorio corrispondente. Grazie alla sua gestione, migliaia di donne hanno avuto accesso al lavoro, direttamente o tramite corsi di formazione, e molte altre non l’hanno perso.

In relazione a questo tema, negli ultimi anni è stato approvato, a Cuba, il cosiddetto “lavoro autonomo” con il quale migliaia di cubani hanno avuto accesso a nuove forme di lavoro. Lo Stato, autorizzando questa nuova forma di lavoro, ha regolato la protezione di questi lavoratori nel regime di sicurezza sociale. In esso, le donne mantengono i loro diritti di protezione alla maternità, nell’ invalidità totale, temporanea o permanente e il diritto al pensionamento, ecc. Tali diritti sono disciplinati dal decreto-legge 278, del 30 settembre 2010. Tuttavia, con queste nuove forme di lavoro, non solo il lavoro autonomo ma anche quello che crea piccole imprese, sono comparse nuove forme di sfruttamento e discriminazione maschilista, fino ad ora sconosciute. Discriminazioni che generano conflitti di fronte alla possibilità di perdere quei posti di lavoro.

Inoltre, come in altre aree sociali ed economiche, troviamo anche un divario di genere in questo settore. Molti dei “lavoratori autonomi” non possiedono le attività in cui lavorano e diventano dipendenti i cui diritti vengono talvolta violati. Molte donne, quando aprono piccole imprese nelle proprie case, sono soffocate dalla conciliazione tra lavoro autonomo e lavoro domestico, che continua ad essere, per la maggior parte, responsabilità delle donne.

Negli ultimi anni, l’aggregazione di una nuova generazione di donne, dentro la FMC, sta dando alla lotta nuove visioni, nuovi atteggiamenti e nuove idee. Dalla Federazione delle donne cubane (FMC) e da altre organizzazioni, vengono analizzate e proposte politiche per dare un nuovo impulso, da una prospettiva di genere e femminista, alla lotta alla discriminazione nell’accesso a determinate professioni, a posizioni decisionali politiche, commerciali o amministrative, all’eliminazione del sessismo nella lingua, alla lotta contro la violenza sessista, la promozione di nuove politiche educative, campagne affinché il lavoro domestico sia condiviso da tutti i membri della famiglia e l’immagine delle donne nei media.

La dr.ssa Celano sottolinea il lavoro svolto dal CENESEX (Centro Nazionale per l’educazione sessuale) nella lotta al machismo, al sessismo e per il diritto alla diversità sessuale. In quest’area, va ricordato che a Cuba, a partire dagli anni ’80, sono state effettuate le prime operazioni di riassegnazione del sesso e che queste sono del tutto gratuite, da parte dello Stato Cubano.

Dal 2012, il dibattito volto a studiare la legalizzazione dell’unione tra persone dello stesso sesso, il suo riconoscimento nel nuovo Codice della Famiglia e i loro diritti economici e personali è all’ordine del giorno, nel Parlamento Cubano. Ultimamente, il matrimonio egualitario è stato uno dei temi più dibattuti per la stesura della Nuova Costituzione Cubana, approvata di recente. Questo punto ha generato un ampio dibattito in cui si sono mobilitate le chiese più reazionarie (la Chiesa Cattolica Romana e quella evangelica) affinché non venisse approvato il matrimonio egualitario. Infine, sebbene l’articolo 68 non sia stato approvato con la formulazione proposta, sono stati approvati diversi articoli di legge che garantiscono i diritti a tutti i tipi di famiglie, e indirettamente, aprono la strada a questo tipo di unioni.

Mentre nel capitalismo vediamo i nostri diritti sociali ridotti e, in molti casi, le più colpite sono proprio le donne (tagli all’istruzione, alla sanità, ai servizi sociali, ecc.), a Cuba, dopo decenni di blocco, i diritti sociali sono stati tutti confermati. La conservazione dell’occupazione femminile è prioritaria serbando le “Commissioni per il lavoro femminile”, le madri single a capo di una famiglia e le donne disabili godono di protezioni speciali. A tal proposito, sono stati creati anche dei “Comitati di genere” presso il Ministero dell’Agricoltura, che hanno arricchito la visione del lavoro con le donne in questo campo.

È anche molto importante che la maggior parte degli “Obiettivi del Millennio” (per l’ equità di genere), fissati dall’ONU per il 2015, siano stati raggiunti da Cuba in anticipo, rispetto alle donne, su questioni come l’occupazione, l’istruzione, la salute e in particolare l’HIV.

Battute d’ arresto e zone d’ ombra: il futuro incerto del femminismo cubano

Questa politica, elaborata dallo Stato cubano, negli anni Sessanta, si chiamava “Battaglia per la liberazione delle donne”.

Attualmente, essere donna a Cuba è ancora una questione molto complessa.

L’uomo cubano, sebbene sia il maschio più evoluto dei Caraibi, adotta verso le donne una forma di “machismo politicamente corretto”. Raramente è violento o repressivo, come i corrispettivi “macho latini” messicani o colombiani, tuttavia svaluta e scoraggia le donne, con paternalismo, in alcune attività: l’ impresa privata e le economie/attività più innovative ed emergenti.

Il “machismo politicamente corretto” seduce le donne e le ghermisce affinché accettino la “guida” maschile e il ruolo ancillare femminile.

Vi sono già diverse generazioni di cubane convinte che le donne siano state liberate dalla Rivoluzione e non vi sia bisogno di nient’altro: accettano di essere “seconde” nel settore privato e in tutti gli ambiti dell’ economia emergente.

Non esiste una soluzione in vista per modificare questo problema. La Federazione delle donne cubane (FMC) sotto la supervisione, tra il 1960 e il 2007, della defunta Vilma Espín, moglie dell’ex presidente Raúl Castro e il Cenesex, fondato nel 1989 e diretto dalla figlia Mariela Castro Espín, legano i loro obiettivi in ​​materia di genere e sessualità agli schemi ideologici dello Stato.

Nel contesto delle minacce imperialiste, del blocco degli Stati Uniti e delle varie emergenze estere che assalgono Cuba, è sempre stato scomodo menzionare i problemi fondamentali delle donne. La sensazione di una fortezza perennemente assediata ha rallentato l’ avviarsi di diversi dibattiti e il raggiungimento di nuovi obiettivi.

Ma è tempo di discutere i bisogni delle donne e delle loro circostanze particolari, con imparzialità e indipendenza dall’agenda politica del governo. L’obiettivo di un dibattito pubblico, sulla condizione delle donne cubane, dovrebbe essere quello di modificare le leggi, avviare azioni legali per punire gli abusi, chiunque sia responsabile, entità o persona, consentire di rivendicare diritti che ad altre latitudini sono normali nel 21 ° secolo, dall’avere una stanza d’ospedale pulita con acqua corrente, per partorire, e una pensione per le donne divorziate e sole con figli, accessibili per tutte. Non dobbiamo trascurare aspetti quotidiani come prevenire e punire gli abusi psicologici e fisici, a livello personale.

Il Center for Women’s Studies è stato creato nel 1997, a Cuba, dalla Federazione delle Donne Cubane, dalla sua presidente Vilma Espín. Da allora, ha svolto un ampio lavoro investigativo su questioni relative alla situazione e alla posizione delle donne cubane e alle relazioni di genere, nell’ isola caraibica. Nonostante queste e diverse altre istituzioni a Cuba si occupino di questioni di genere, ancora poco si sa, in Europa, in Italia, ma anche nella stessa Cuba, del movimento femminista cubano e dei notevoli progressi da esso ottenuti. Sono sempre meno le donne europee, ma anche le donne cubane, consapevoli di questa lunga stagione di lotte e battaglie. Tutta l’ informazione, a riguardo, è storicamente congelata, al di là della Cortona di Ferro.

Il nuovo lavoro della dr.ssa Maddalena Celano, fa riferimento alla storia degli studi sulle donne a Cuba. Vengono discusse le principali correnti storiche, i collegamenti con le cattedre universitarie per le donne e i risultati scientifici più rilevanti. Vengono identificate le linee tematiche ancora assenti, nello spettro della ricerca sul genere a Cuba, e quali sono le sfide a breve e medio termine.

In questo lavoro, è stato fatto il tentativo di classificare le linee tematiche studiate sulle donne, sulla base dell’analisi bibliografica di fonti situate principalmente a La Habana, e sono state evidenziate le principali lacune e le sfide nello sviluppo di questi studi a Cuba.

Il lavoro svolto dalla dr.ssa Celano è senz’altro un lavoro insolito, potente ed innovativo.

MARIO GIANFRATE (docente, storico, saggista e direttore editoriale del www.ilsudest.it).

Fonte: http://www.ilsudest.it/cultura-menu/55-cultura/15777-2020-08-19-13-30-30.html

Donne Cubane: l' altra metà della Rivoluzione

Femminismo (e studi di genere) a Cuba: A che punto è e dove si sta dirigendo?

di MARIO GIANFRATE dal sito http://www.ilsudest.it/

Le donne cubane, l’altra metà della rivoluzione di Maddalena Celano

Le donne cubane assaltano il cielo

In tutte le librerie italiane (cartacee e on line) è possibile richiedere il saggio: “Le donne cubane, l’altra metà della rivoluzione“ di Maddalena Celano, autrice del saggio “Manuela Sáenz Aizpuru. Il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar” (accurata ricostruzione storica e documentaristica dell’ appassionante storia d’ amore tra il Generale Simón Bolívar e la Colonnella Manuela Sáenz Aizpuru, nota spia e rivoluzionaria dell’ epoca) della Aras Edizioni (Fano, 2018). 

​ “Le Donne Cubane: l’altra metà della Rivoluzione”, della Libeccio CTL Edizioni (Livorno, 2020), è un saggio impreziosito dalla collaborazione di tre intellettuali e rivoluzionari cubani: il prof. Efrain Echevarría Hernández (professore di economia all’ Università Pinar Del Río e direttore del Dipartimento di Studi Marxisti), la prof.ssa Leidy León Veloz (docente all’Università di Pinar del Río e coordinatrice del progetto Supervisión Psicológica SCP, nonché membro del gruppo Provinciale della Società Cubana di Psicologia in coordinamento con il Comitato Organizzatore della VII Convenzione Intercontinentale di Psicologia HOMINIS 2016) e Maria Teresa Peña Gonzalez, ex guerrigliera che a 17 anni partecipò attivamente alla Rivoluzione Cubana (nata nel 1940, è ingegnere chimico, militante del Partito Comunista Cubano, membro della Federazione delle Donne Cubane e della Federazione Democratica Internazionale delle Donne, e inoltre studiosa, saggista, scrittrice e artista).

Il saggio ripercorre l’ evoluzione storica del femminismo cubano. Leggendo il saggio, impareremo che, dal trionfo della rivoluzione cubana, nel 1959, le donne cubane fecero passi da gigante nel loro processo di liberazione, lottando per la parità dei diritti. Tuttavia, queste conquiste non furono affatto un dono, né una concessione del processo rivoluzionario. Le donne cubane hanno una lunga tradizione di lotte, nei diversi momenti e nel processo storico del proprio paese.

La dr.ssa Celano dimostrerà, attraverso una ricca ricerca bibliografica e diverse fonti storiche, che già in epoca coloniale, soprattutto nel Settecento e nell’Ottocento, le donne cubane creole, che potevano permettersi di non dedicare il loro prezioso tempo alle faccende domestiche, perché magari avevano ancelle e schiave per svolgerle, si dedicarono in massa all’istruzione, alla letteratura, alle arti e al commercio. D’altra parte, anche le schiave cubane hanno combattuto per la loro libertà, molte di loro diventarono rivoluzionarie in fuga sulle montagne. La dr.ssa Celano spiega bene che, con questi antecedenti, le donne cubane parteciparono alla lotta anticoloniale e, a quel tempo, sollevarono già rivendicazioni vitali come il diritto di voto, il diritto al divorzio e al lavoro salariato. Molte dovettero andare in esilio negli Stati Uniti, da cui continuarono la lotta per l’indipendenza dell’isola.

Queste lotte daranno i loro frutti nel 1917: si ottengono i diritti sul patrimonio (possedere proprietà, gestirle o venderle, senza bisogno del permesso dei genitori o dei mariti) e, nel 1918, viene riconosciuto il diritto al divorzio. Ben presto anche il lavoro femminile fu regolamentato, stabilendo la parità di retribuzione a parità di lavoro.

Nel 1934, le donne cubane ottennero il diritto di voto e già allora vi erano molte organizzazioni femminili, alcune delle quali di lavoratrici o di donne afro-cubane, attraverso le quali intervennero attivamente nella vita politica del paese.

Nel 1939, tutte queste organizzazioni furono unificate nella lotta con il III Congresso Nazionale delle Donne. Da lì, venne strutturato un programma che si rifletterà nella Costituzione cubana del 1940. Questa costituzione, sebbene borghese, prevede l’uguaglianza davanti alla legge, dichiara illegale e punibile ogni discriminazione basata sul sesso, la razza o la classe sociale. Stabilisce un suffragio universale, uguale e segreto per tutti i cittadini. Proclama la parità di diritti tra i coniugi e pieni diritti civili per le donne sposate.

La dr.ssa Celano illustra che nel processo rivoluzionario, prima del 1959, le donne cubane non si limitarono affatto a svolgere compiti accessori o nelle retrovie, ma fecero parte della leadership politica e si uniscono alla guerriglia. Si forma il “Fronte civico delle donne martiane”, che si muove nella lotta sindacale, politica e armata, soprattutto nelle città. Partecipano attivamente anche all’assalto della Caserma Moncada. Come conseguenza di tutte queste lotte, subiscono repressione, tortura e saranno imprigionate e, in molti casi, uccise.

Nella Sierra Maestra si forma la “Mariana Grajales Feminine Squad” (il Plotone Mariana Grajales), di cui faranno parte 13 donne (tra cui Celia Sánchez Manduley, Delsa Esther Puebla Viltre, Vilma Espin Guillois, Haydeé Santamaría e Melba Hernández), tutte con una lunga storia di lotta politica, sociale e antimperialista.

Molte altre andranno in esilio e, dagli Stati Uniti, lavorarono per ottenere fondi e sostegno politico per il “Movimento 26 luglio”.

Al trionfo della Rivoluzione, furono approvate leggi contro ogni discriminazione e soprattutto per proteggere i diritti delle donne. Il primo “atto di proprietà” consegnato dopo l’approvazione della Riforma Agraria è a una contadina nera discendente da una famiglia haitiana, nella zona più povera del paese. L’inclusione delle donne nel lavoro salariato e nell’istruzione è massiccia e, a cascata, vengono creati una serie di servizi sociali, come i centri per l’infanzia o centri per l’assistenza agli anziani. Le 800 associazioni femminili esistenti, dal trionfo della Rivoluzione, furono unificate nel 1960, formando la Federazione delle Donne Cubane (FMC) per continuare a lottare per il pieno esercizio della parità dei diritti in tutte gli ambiti della vita politica.

Nel 1975 è stato approvato il Codice della famiglia, attualmente in vigore, che prevede la parità di diritti tra i coniugi nel matrimonio, nel divorzio e nei confronti dei figli e delle figlie.

Nel 1979, Cuba è stato il primo Paese a firmare la “Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne” e il secondo a ratificarla.

Nel 1990 sono state create le “Case di orientamento per le donne e la famiglia”, con team multidisciplinari che danno priorità alla salute e, oggi, lottano contro la violenza di genere.

A Cuba sono riconosciuti tutti i diritti relativi alla salute e alla dignità delle donne (salute sessuale e riproduttiva, educazione sessuale e pianificazione familiare, congedo di maternità retribuito per un anno, etc.) e i dati delle organizzazioni internazionali sulla mortalità infantile, sulla mortalità materna, sull’ aumento dell’aspettativa di vita, ecc., lo dimostrano. L’aborto è libero e gratuito, tanto che, per anni, l’eccesso all’ aborto per le adolescenti e il suo utilizzo come meccanismo di controllo delle nascite ha cominciato a costituire un problema: ora si lavora molto per la prevenzione e il libero accesso agli anticoncezionali di emergenza.

Celano ricostruisce i successi e le conquiste delle donne cubane

Il “Comitato di Esperti” delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne, nel suo quindicesimo periodo di sessioni, nel valutare il rapporto presentato da Cuba, ha considerato che la “legislazione sulla parità tra uomini e donne, è una delle più avanzate dell’America Latina e che in essa la discriminazione è classificata come un crimine”.

Tuttavia, il maschilismo e la discriminazione non scompaiono con l’emanazione di leggi; è necessaria un’analisi approfondita di ciò che significa patriarcato e politiche più attive contro di esso.

Dal 1959, sono state progettate e attuate politiche pubbliche il cui scopo strategico è stato quello di eliminare le barriere culturali, ideologiche, psicologiche, economiche e sociali che hanno sempre tenuto le donne in condizioni di subordinazione ed emarginazione.

Uno degli esempi più importanti, soprattutto in tempi di crisi economica, è quello delle “Commissioni per il coordinamento dell’occupazione femminile”, finalizzate a migliorare la partecipazione al lavoro delle donne ed evitare sia la discriminazione nell’assunzione che il mobbing durante la permanenza al lavoro. Sono state costituite dalla FMC, dalla CTC (Central de Trabajadores Cubanos) e dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, insieme ad altre entità del territorio corrispondente. Grazie alla sua gestione, migliaia di donne hanno avuto accesso al lavoro, direttamente o tramite corsi di formazione, e molte altre non l’hanno perso.

In relazione a questo tema, negli ultimi anni è stato approvato, a Cuba, il cosiddetto “lavoro autonomo” con il quale migliaia di cubani hanno avuto accesso a nuove forme di lavoro. Lo Stato, autorizzando questa nuova forma di lavoro, ha regolato la protezione di questi lavoratori nel regime di sicurezza sociale. In esso, le donne mantengono i loro diritti di protezione alla maternità, nell’ invalidità totale, temporanea o permanente e il diritto al pensionamento, ecc. Tali diritti sono disciplinati dal decreto-legge 278, del 30 settembre 2010. Tuttavia, con queste nuove forme di lavoro, non solo il lavoro autonomo ma anche quello che crea piccole imprese, sono comparse nuove forme di sfruttamento e discriminazione maschilista, fino ad ora sconosciute. Discriminazioni che generano conflitti di fronte alla possibilità di perdere quei posti di lavoro.

Inoltre, come in altre aree sociali ed economiche, troviamo anche un divario di genere in questo settore. Molti dei “lavoratori autonomi” non possiedono le attività in cui lavorano e diventano dipendenti i cui diritti vengono talvolta violati. Molte donne, quando aprono piccole imprese nelle proprie case, sono soffocate dalla conciliazione tra lavoro autonomo e lavoro domestico, che continua ad essere, per la maggior parte, responsabilità delle donne.

Negli ultimi anni, l’aggregazione di una nuova generazione di donne, dentro la FMC, sta dando alla lotta nuove visioni, nuovi atteggiamenti e nuove idee. Dalla Federazione delle donne cubane (FMC) e da altre organizzazioni, vengono analizzate e proposte politiche per dare un nuovo impulso, da una prospettiva di genere e femminista, alla lotta alla discriminazione nell’accesso a determinate professioni, a posizioni decisionali politiche, commerciali o amministrative, all’eliminazione del sessismo nella lingua, alla lotta contro la violenza sessista, la promozione di nuove politiche educative, campagne affinché il lavoro domestico sia condiviso da tutti i membri della famiglia e l’immagine delle donne nei media.

La dr.ssa Celano sottolinea il lavoro svolto dal CENESEX (Centro Nazionale per l’educazione sessuale) nella lotta al machismo, al sessismo e per il diritto alla diversità sessuale. In quest’area, va ricordato che a Cuba, a partire dagli anni ’80, sono state effettuate le prime operazioni di riassegnazione del sesso e che queste sono del tutto gratuite, da parte dello Stato Cubano.

Dal 2012, il dibattito volto a studiare la legalizzazione dell’unione tra persone dello stesso sesso, il suo riconoscimento nel nuovo Codice della Famiglia e i loro diritti economici e personali è all’ordine del giorno, nel Parlamento Cubano. Ultimamente, il matrimonio egualitario è stato uno dei temi più dibattuti per la stesura della Nuova Costituzione Cubana, approvata di recente. Questo punto ha generato un ampio dibattito in cui si sono mobilitate le chiese più reazionarie (la Chiesa Cattolica Romana e quella evangelica) affinché non venisse approvato il matrimonio egualitario. Infine, sebbene l’articolo 68 non sia stato approvato con la formulazione proposta, sono stati approvati diversi articoli di legge che garantiscono i diritti a tutti i tipi di famiglie, e indirettamente, aprono la strada a questo tipo di unioni.

Mentre nel capitalismo vediamo i nostri diritti sociali ridotti e, in molti casi, le più colpite sono proprio le donne (tagli all’istruzione, alla sanità, ai servizi sociali, ecc.), a Cuba, dopo decenni di blocco, i diritti sociali sono stati tutti confermati. La conservazione dell’occupazione femminile è prioritaria serbando le “Commissioni per il lavoro femminile”, le madri single a capo di una famiglia e le donne disabili godono di protezioni speciali. A tal proposito, sono stati creati anche dei “Comitati di genere” presso il Ministero dell’Agricoltura, che hanno arricchito la visione del lavoro con le donne in questo campo.

È anche molto importante che la maggior parte degli “Obiettivi del Millennio” (per l’ equità di genere), fissati dall’ONU per il 2015, siano stati raggiunti da Cuba in anticipo, rispetto alle donne, su questioni come l’occupazione, l’istruzione, la salute e in particolare l’HIV.

Battute d’ arresto e zone d’ ombra: il futuro incerto del femminismo cubano

Questa politica, elaborata dallo Stato cubano, negli anni Sessanta, si chiamava “Battaglia per la liberazione delle donne”.

Attualmente, essere donna a Cuba è ancora una questione molto complessa.

L’uomo cubano, sebbene sia il maschio più evoluto dei Caraibi, adotta verso le donne una forma di “machismo politicamente corretto”. Raramente è violento o repressivo, come i corrispettivi “macho latini” messicani o colombiani, tuttavia svaluta e scoraggia le donne, con paternalismo, in alcune attività: l’ impresa privata e le economie/attività più innovative ed emergenti.

Il “machismo politicamente corretto” seduce le donne e le ghermisce affinché accettino la “guida” maschile e il ruolo ancillare femminile.

Vi sono già diverse generazioni di cubane convinte che le donne siano state liberate dalla Rivoluzione e non vi sia bisogno di nient’altro: accettano di essere “seconde” nel settore privato e in tutti gli ambiti dell’ economia emergente.

Non esiste una soluzione in vista per modificare questo problema. La Federazione delle donne cubane (FMC) sotto la supervisione, tra il 1960 e il 2007, della defunta Vilma Espín, moglie dell’ex presidente Raúl Castro e il Cenesex, fondato nel 1989 e diretto dalla figlia Mariela Castro Espín, legano i loro obiettivi in ​​materia di genere e sessualità agli schemi ideologici dello Stato.

Nel contesto delle minacce imperialiste, del blocco degli Stati Uniti e delle varie emergenze estere che assalgono Cuba, è sempre stato scomodo menzionare i problemi fondamentali delle donne. La sensazione di una fortezza perennemente assediata ha rallentato l’ avviarsi di diversi dibattiti e il raggiungimento di nuovi obiettivi.

Ma è tempo di discutere i bisogni delle donne e delle loro circostanze particolari, con imparzialità e indipendenza dall’agenda politica del governo. L’obiettivo di un dibattito pubblico, sulla condizione delle donne cubane, dovrebbe essere quello di modificare le leggi, avviare azioni legali per punire gli abusi, chiunque sia responsabile, entità o persona, consentire di rivendicare diritti che ad altre latitudini sono normali nel 21 ° secolo, dall’avere una stanza d’ospedale pulita con acqua corrente, per partorire, e una pensione per le donne divorziate e sole con figli, accessibili per tutte. Non dobbiamo trascurare aspetti quotidiani come prevenire e punire gli abusi psicologici e fisici, a livello personale.

Il Center for Women’s Studies è stato creato nel 1997, a Cuba, dalla Federazione delle Donne Cubane, dalla sua presidente Vilma Espín. Da allora, ha svolto un ampio lavoro investigativo su questioni relative alla situazione e alla posizione delle donne cubane e alle relazioni di genere, nell’ isola caraibica. Nonostante queste e diverse altre istituzioni a Cuba si occupino di questioni di genere, ancora poco si sa, in Europa, in Italia, ma anche nella stessa Cuba, del movimento femminista cubano e dei notevoli progressi da esso ottenuti. Sono sempre meno le donne europee, ma anche le donne cubane, consapevoli di questa lunga stagione di lotte e battaglie. Tutta l’ informazione, a riguardo, è storicamente congelata, al di là della Cortona di Ferro.

Il nuovo lavoro della dr.ssa Maddalena Celano, fa riferimento alla storia degli studi sulle donne a Cuba. Vengono discusse le principali correnti storiche, i collegamenti con le cattedre universitarie per le donne e i risultati scientifici più rilevanti. Vengono identificate le linee tematiche ancora assenti, nello spettro della ricerca sul genere a Cuba, e quali sono le sfide a breve e medio termine.

In questo lavoro, è stato fatto il tentativo di classificare le linee tematiche studiate sulle donne, sulla base dell’analisi bibliografica di fonti situate principalmente a La Habana, e sono state evidenziate le principali lacune e le sfide nello sviluppo di questi studi a Cuba.

Il lavoro svolto dalla dr.ssa Celano è senz’altro un lavoro insolito, potente ed innovativo.

MARIO GIANFRATE (docente, storico, saggista e direttore editoriale del www.ilsudest.it).

Fonte: http://www.ilsudest.it/cultura-menu/55-cultura/15777-2020-08-19-13-30-30.html